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Riflessologia plantare

La Riflessologia plantare è una tecnica di massaggio o, più precisamente, una stimolazione puntiforme sui piedi e/o eventualmente sulle mani di zone del corpo chiamate punti riflessi, su cui, si proietterebbe un determinato organo collocato anatomicamente lontano da tale punto. Agendo su questi punti si avrebbe un effetto positivo sull’organo, o sistema, corrispondente.

Per questo motivo la riflessologia è uno degli strumenti che possiamo utilizzare per stare meglio e per vivere meglio, può coadiuvare la medicina tradizionale ed allopatica per il miglioramento dello stato di salute o per alleviare la sintomatologia, non ha controindicazioni perché produce sempre e comunque reazioni positive a livello psico-fisico ed energetico e può essere fatta anche a bambini ed anziani.

Oggi comincia ad essere diffusa anche in molti ospedali dei paesi industrializzati. La durata del massaggio/microstimolazione è di circa un’ora.

La pressione deve essere tale da agire in profondità, quindi bisogna massaggiare finché non sia avvertibile un lieve fastidio (dolore).

Cenni storici
La riflessologia plantare ha una storia molto antica: i primi trattamenti realizzati massaggiando i piedi sono stati applicati in Cina e india nel 5000 a.C. dove si usavano terapie mediche utilizzanti la pressione delle dita per influenzare i campi energetici dell’organismo (agopuntura ed acupressione, digitopressione, shiatsu).

A testimoniare l’antichità di questa pratica è la “Tomba dei medici” (Egitto,2330 a.C. circa), dove sulle pareti è dipinta una scena di massaggio dei piedi e delle mani. La pratica venne esportata più in occidente grazie al famoso medico greco Ippocrate che insegno ai discepoli il massaggio ai piedi.

In Italia due pionieri della ricerca riflessologica contemporanea furono il Prof. Giuseppe Calligaris (neurologo e docente presso l’Università di Roma) ed il Dott. Nicola Gentile che, nei primi decenni del ‘900, realizzarono vari studi e pubblicarono materiali che per l’epoca erano molto innovativi. L’ostracismo di una parte del mondo accademico e medico italiano ha lungamente frenato le ulteriori ricerche sulla scia dei due pionieri.

Tra le teorie che cercano di spiegare i meccanismi che governerebbero l’efficacia della riflessologia se ne enumerano almeno sei principali:

Stimolazione nervosa, basata sulla relazione fra le terminazioni dei nervi presenti nelle zone riflesse ed il punto in cui è presente il dolore. La pressione sulla zona riflessa avrebbe quindi il compito di inviare comunicazioni al cervello, stimolandolo ad intervenire sul problema riscontrato.

 
   
Liberazione di ormoni, fondata sulla scoperta del controllo del cervello sull’apparato endocrino. Secondo la teoria della riflessologia è sufficiente massaggiare le zone riflesse doloranti, per stimolare il cervello a liberare ormoni celebrali, quali l’endorfina, con conseguente azione terapeutica.
 
   

Stimolazione del sistema linfatico, favorita dalla pressione di alcuni punti riflessi che attuerebbe l’accelerazione della circolazione linfatica con benefici su tutto l’organismo.

 
   
Stimolazione del sistema sanguigno, avente lo scopo di migliorare la circolazione.
   
Potenziale elettrico, che si creerebbe tra varie parti del corpo. In base al modello della riflessologia, punti riflessi sono paragonabili agli interruttori mentre gli organi svolgono la funzione di accumulatori e quindi agendo sugli interruttori si riattiverebbe la circolazione elettrica.
 
   
Influenze psicologiche, spiegabili con la grande importanza che la mente riveste sull’origine dei disturbi fisici.
   

 




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